Sogni e problem solving: funziona davvero “dormirci su”?

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Sogni e problem solving: funziona davvero “dormirci su”?

Sogni e problem solving

Che connessione c’è tra sogni e problem solving? In che modo la vita onirica può guidarci verso la risoluzione dei problemi? I sogni parlano un linguaggio simbolico, metaforico, che può schiuderci le porte della creatività e dell’intuizione o accompagnarci lungo un percorso di psicoterapia.

 

Il legame tra sogni e problem solving è oggi dimostrato da diversi studi neurofisiologici, ma in fondo già nella saggezza popolare e nelle culture antiche, i sogni erano considerati importanti messaggeri di cambiamento. Gli antichi, infatti, tenevano in grande considerazione la portata profetica dei loro sogni. Si pensi ad esempio alla Grecia classica e all’importanza che rivestivano il tempio di Delfi o i numerosi templi dedicati ad Asclepio, il dio della medicina invocato nei sogni per ottenere guarigione da mali fisici o spirituali. Fin anche nella saggezza popolare, si suol dire ancora oggi che “la notte porta consiglio”

 

Sogni e problem solving: le intuizioni di artisti e scienziati

Sarebbe un errore dunque liquidare queste credenze come sciocche superstizioni. Sembra infatti che gli esseri umani abbiano nutrito più o meno da sempre una certa fiducia nei propri sogni, fiducia in fondo non così mal riposta…

Vi sono, ad esempio, molti artisti o scienziati che ebbero alcune delle loro più geniali intuizioni proprio grazie ad un sogno. I chimico Kekulé è uno dei più celebri: la storia narra che egli vide in sogno un serpente ripiegato su sé stesso nell’intento di mordersi a coda. La rappresentazione circolare così raffigurata avrebbe ispirato la struttura dell’anello del Benzene: uno dei capisaldi della chimica organica. Ma non sono solo le scienze a dover qualcosa all’attività onirica dei propri studiosi. Anche nel mondo della musica, ad esempio, pare che la vita onirica non lasci affatto a desiderare. “Il trillo del diavolo”, la nota sonata in sol minore di Giuseppe Tartini, fu composta dopo che il celebre violinista sognò il diavolo in persona imbracciare il violino, sedere ai piedi del suo letto ed eseguire una melodia perfetta… Una melodia che Tartini avrebbe cercato invano di riprodurre per tutta la vita (realizzando, di fatto, uno dei suoi più grandi capolavori!). Più vicino ai giorni nostri, ma non certo di minor importanza, è l’esempio di Paul McCartney. Egli avrebbe composto l’intera melodia di Yesterday proprio grazie ad un sogno: svegliatosi con quel motivetto in testa avrebbe cercato invano di risalire al nome dell’autore prima di convincersi di esserlo lui stesso!

 

Sogni e problem solving: la logica simbolica dell’inconscio

I sogni sarebbero dunque una preziosa, quanto mai creativa, strategia di problem solving. Gli studi sulla neurofisiologia del sonno d’altra parte concordano: chi si addormenta avendo in mente un quesito irrisolto, avrà più probabilità di trovarne una qualche soluzione al risveglio se, durante la notte, avrà rielaborato in sogno il suo problema.

Ma perché avviene questo? I sogni sembrano il più delle volte indecifrabili, oscuri, privi del senso, lontani dalla logica che siamo abituati a seguire, per così dire, “da svegli”. Eppure i sogni non sono affatto privi di senso, né privi di logica; piuttosto, seguono un tipo di logica differente da quella logica razionale che permea la nostra vita diurna.  E’ una logica intuitiva, creativa, che tende a rielaborare i concetti individuando nuove associazioni e, con queste, nove modalità di soluzione. Un po’ come se, durante la fase REM del sonno, la nostra mente facesse un grande brainstorming su ciò che è accaduto durante la veglia e si divertisse a costruire le catene associative più impensate, riutilizzando luoghi o figure di persone a noi note in termini simbolici e metaforici. E’ il linguaggio emotivo dell’inconscio che, in barba ai principi di spazio-tempo o di non contraddizione, può considerare un oggetto o una persona non necessariamente per quello che sono, ma come simboli o metafore di aspetti più ampi della nostra personalità o della nostra vita emotiva.

 

Sogni e problem solving: il cambiamento in psicoterapia

Il sogno è uno strumento di cambiamento e di problem solving anche e soprattutto in un percorso di psicoterapia. Sgombriamo tuttavia il campo dai cliché più stereotipati: non c’è sogno che uno psicoterapeuta possa tentare di comprendere, tantomeno “interpretare”, a prescindere dalla collaborazione del paziente e dalla sua storia personale. Ogni sogno può essere compreso nella sua portata simbolica e metaforica solo in base alla specificità della persona che lo ha sognato e raccontato. L’interpretazione di un sogno non è una verità assoluta che qualcuno (il terapeuta) dà su qualcun altro (il paziente). Piuttosto è un processo di ricerca “a quattro mani”, di comprensione congiunta che arrivi a dire qualcosa che il paziente possa “sentire” come vero per sé stesso. Lavorare con i sogni implica in fondo imparare ad affidarsi al linguaggio simbolico della psiche. Questo può mostrarci, con immediatezza, la via di soluzione là dove la sola razionalità cosciente – quella della “veglia” – non trovi via d’uscita.

L’ignoto e l’indecifrabile che i sogni ci evocano non presagiscono dunque nulla di pericoloso, rappresentano piuttosto un invito a utilizzare gli aspetti più intuitivi e creativi della nostra personalità.

Proust diceva d’altra parte che

“Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”

 

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By | 2017-02-24T09:43:57+00:00 febbraio 24th, 2017|psicologia, psicoterapia, sogni|0 Comments

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