Se ti incontro in giro sui social network …

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Se ti incontro in giro sui social network …

Se ti incontro in giro sui social network …

Una volta non c’erano i social network, c’era la strada…. il vagone affollato di un metrò, la calca condivisa davanti a un cinema, lo spazio angusto tra i tavoli di un ristorante… Ci si poteva incrociare in quella bislacca dimensione che senz’altro era il mondo “reale”, fattuale, dove occhi potevano incrociare altri occhi .. sguardi altri sguardi, persone altre persone fatte di carne e di ossa… Eppure, una volta chiusa una relazione, di qualunque natura essa fosse, non era data certezza di potersi/doversi  incontrare di nuovo se non per un astuto gioco della sorte o del caso. Potremmo dire che ai tempi del mondo-reale-senza-il-virtuale, una volta chiusa una relazione, una persona del nostro vicino o lontano passato (un ex fidanzato, un professore del liceo, un compagno dei banchi di scuola o chi volete voi) veniva sottratta alla nostra vista. Spesso di lei non se ne sapeva più nulla e si proseguiva (incredibile ma vero) per i sentieri della propria esistenza ignorando il più delle volte se avesse avuto famiglia, figli, nipoti, fosse ingrassata/dimagrita, amasse il sushi o il cibo vegan, fosse conoscente alla lontana dell’amico dell’amico del cugino di un nostro vicino di casa o partecipasse a tal una o tal latra manifestazione sportiva o musicale… Se si decideva di ricercarla dopo un po’ non si poteva essere sicuri di quanto e come fosse cambiata nel frattempo…

Certo, direte voi, tutto il mondo è Paese e, nonostante questo, i pettegolezzi nutrivano gli intingoli delle portinaie ben prima dell’avvento dei social network

Eppure si aveva, io credo, un rapporto per certi aspetti differente con il concetto dell’assenza.

L’assenza e la presenza degli altri nelle nostre vite (reali e virtuali)

Le persone attraversano le nostre vite, alcune per brevi stralci, altre per lunghi anni, alcune soltanto per specifiche fasi del nostro cammino. Ed è nella natura delle cose che alcune, anzi molte di loro, non ci accompagnino per sempre, a volte nostro malgrado, altre con un sostanziale accordo da parte nostra. Certo è che, nel bene o nel male, l’assenza dell’altro ci costringe a compiere operazioni psicologicamente non facili, ma non per questo meno importanti: tollerare la frustrazione, riconsiderare errori o insoddisfazioni del passato, ridefinire aspetti della nostra identità… in poche parole adattarci al cambiamento ridefinendo vecchi e nuovi obiettivi e direzionandoci su nuove mete, nuovi contesti sociali, nuove persone.

E invece eccoli lì, dal compagno delle medie alla cotta del liceo, all’ex fidanzata, fin anche a volte agli stessi defunti, spuntare per i social network a rammentarci che, dopotutto, siamo ancora e pur sempre tutti interconnessi. Non che io scriva con l’intento di ammantarmi di un velo di misantropia, tutt’altro, ma penso che la modernità liquida, le iperconnessioni che ci uniscono agli altri sempre e comunque – spesso più virtualmente che fattualmente – stiano modificando in maniera significativa il nostro rapporto con molti aspetti della realtà, primo fra tutti quello appunto dell’assenza.

Difficile oggi come oggi ritenere o ritenersi del tutto assenti rispetto a qualcuno. Dicono che Facebook ad esempio incroci i dati più e più volte per suggerirci prontamente possibili amicizie con persone che, secondo la creatura di Zuckerberg, “potremmo conoscere”: dalla comunanza di interessi, luoghi geografici, aree di studio, amici di amici, persone magari cercate solo una volta…. il “gigante blu” ha buona memoria, almeno a sentire gli “esperti”, e una perseveranza di ferro… Dai e dai gli “incontri” possibili sono i più disparati, la matematica non perdona, e in breve vedremo riemergere come “nuove proposte” persone del passato di cui magari neanche avevamo l’indirizzo mail o con cui avremmo giurato di non poter più avere nessun amico in comune (ma in fondo “il mondo è piccolo” ricordate?…Lo dicevano in tempi non sospetti anche le portinaie!).

Che conseguenze psicologiche ha l’iperconnessione?

Lo so che molti di voi staranno dicendo che, in casi come questi, ignorerebbero prontamente contatti di persone dimenticate o che, il fatto di essere “amici su Facebook” (e non “amici” si badi bene alla differenza…) non significa in fondo assolutamente nulla.

Non mi riferisco però soltanto all’uso che ognuno di noi può fare di questa roulette mediatica (chi ignora, chi chiede il contatto, chi sbircia senza mai dichiararsi…), piuttosto alla possibilità di scelta che i social ci aprono costantemente rispetto a questo. Che lo si voglia o no sappiamo ormai fin troppo bene quanto, nonostante tutto, sia facile e scontato rimanere connessi virtualmente con chiunque. Ecco che il suggerimento di un amico di Facebook sostituisce l’incontro fortuito in un vagone della metropolitana e che il freddo calcolo matematico dell’algoritmo del social più quotato al mondo scalza via, senza neanche tanti riguardi, il ben più romantico e romanzato concetto di “destino” o “casualità” (a seconda di quale delle due scuole di pensiero si preferisse…).

Le “liquide” (Bauman, 2000) e inesorabili connessioni mediatiche ci costringono dentro la certezza di un’iperconnessione a cui nessuno sembra potersi sottrarre (fin anche chi non usa Facebook finisce suo malgrado in foto postate sui social network e risulta comunque parte, non attiva certo, nelle reti di relazioni che altri intorno a lui condividono nel cyberspazio).

Le imponderabili sorti degli incontri fortuiti, spesso mai avvenuti, ci costringevano, forse con maggior onestà intellettuale, a confrontarci con l’assenza, punto e basta. Non si poteva far altro che ricordare (o dimenticare), rivisitare e rielaborare con la mente cercando di ritessere le trame delle storie interrotte, colmando i vuoti, i non detti e non conosciuti con una nostra personalissima rivisitazione dei fatti che ci consentisse di andare avanti, al meglio nonostante tutto. Oggi paradossalmente sembra ci sia meno spazio per immaginazione, la nostalgia, il rimpianto o l’oblio; le persone del passato faticano a diventare ricordi, rappresentazioni simboliche e evocative della nostra mente: sono sempre lì – pronte a spuntare da un momento all’altro dalla barra di Facebook o di Linkedin (blu tutti e due…sarà un caso?..) – a imporsi con la loro iperrealtà virtuale, come un curioso “rumore di fondo” che rende contemporaneamente tutti presenti nessuno escluso…

By | 2016-12-13T11:47:11+00:00 dicembre 13th, 2016|psicologia, psicologia e media|0 Comments

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