5) “Invece di andare dallo psicologo è meglio parlare con un amico”

Questo rappresenta, a mio avviso, uno dei pregiudizi sull’andare dallo psicologo su cui c’è maggiore confusione e disinformazione (e su cui forse anche noi professionisti dovremmo impiegare qualche energia in più per fare chiarezza).

Un caro amico o un parente stretto sono figure importantissime, sacrosante e che rivestono la massima importanza nella vita affettiva e sociale di tutti noi. Anzi, uno degli indici di salute psicologica è proprio rappresentato dalla trama delle relazioni di un individuo. È stato dimostrato infatti come, a fare la felicità di una persona durante l’arco della sua vita, non siano tanto i beni materiali, il prestigio sociale o gli status symbol, ma la qualità delle relazioni interpersonali in cui è inserita (Waldinger, 2015). Attenzione: non la quantità (mai come in questo caso il numero degli “amici” di Facebook non fa la differenza), ma la qualità, quanto cioè ognuno di noi può percepire di avere intorno a sé persone a cui tiene e di cui si fida e che a loro volta tengono a lui.

È quindi scorretto e fuorviante sostenere – come purtroppo a volte viene fatto – che per risolvere i propri problemi “bisogna” andare da uno psicologo “invece” che rivolgersi ad un amico o – “peggio” – ad un cartomante, mago, ciarlatano che dir si voglia (troppo spesso queste figure vengono assimilate agli amici in contrapposizione al “professionista”)… Questo tipo di messaggio è errato per due importantissimi motivi.

  1. Un amico, un parente, il partner rappresentano figure di primo piano e come tali hanno la loro ragion d’essere anche come fonti di sostegno emotivo, materiale o informativo nella vita di ognuno di noi (forse queste diverse forme di aiuto non verranno assicurate tutte da un’unica persona, ma ognuno può darci qualcosa, di diverso ma non per questo meno importante).

Nello svolgere queste funzioni non stanno facendo nulla di scorretto o di improprio, ma esattamente ciò che gli compete: il sostegno sociale rappresenta uno dei più importanti fattori protettivi contro lo stress, uno degli elementi che più di altri possono “attutire” l’impatto degli eventi (Solano, 2003). Cartomanti e ciarlatani di vario tipo offrono invece un tipo di aiuto fraudolento e fuorviante, non sono né figure professionali qualificate, né figure affettive della vita privata di una persona. Attenzione dunque a non assimilare questi due aspetti: se è vero che occorre informarsi per non incappare nel sedicente aiuto proposto da eventuali “impostori”, non è affatto vero che sia dannoso o improprio contare sull’aiuto delle figure a noi care!

  1. Perché allora, verrebbe giustamente da domandarsi, l’aiuto di un amico o di un parente non basta o non può addirittura essere preferibile a quello di uno psicologo?

Penso che non sia affatto vero che non basta o non è sufficiente, non sempre almeno. Nella misura in cui si è nelle condizioni di avere delle relazioni affettive di riferimento e ricevere da queste un valido, aiuto probabilmente non c’è motivo per il quale si debba ricercare una consulenza professionale “esterna”. Sarebbe sbagliato sostenere che ogni problema o difficoltà della vita debba essere oggetto di una consultazione psicologica.

Quel che fa la differenza è se il sostegno degli altri è presente o non lo è; se si è in condizione di avvantaggiarsene o se pareri e consigli non bastano; se ci si vorrebbe confidare, ma per vergogna, confusione o paura non si riesce a farlo.

Molti dei problemi che le persone portano ad uno psicologo sono direttamente o indirettamente problemi di relazione che spesso impediscono di trarre beneficio e conforto dall’amico fidato, il genitore preoccupato o il partner sollecito. Anzi, per alcuni il problema può essere legato proprio alla difficoltà a costruire relazioni intime in cui sentirsi sicuri, alla difficoltà a fidarsi o a discriminare quali sono le persone buone per sé o, ancora, dalla sensazione di non sentirsi più a proprio agio nelle relazioni affettive di un tempo (familiari, di coppia…) e non sapere come cambiare le cose… Tutti questi, e altri ancora, sono esempi di come, nella maggior parte dei casi, la sofferenza psicologica riguarda proprio l’impossibilità a sentirsi legati e connessi agli altri in modi rassicuranti e gratificanti. Il problema non sono gli amici o i parenti, ma la difficoltà a costruire o mantenere con loro legami soddisfacenti. In casi di questo tipo, poter chiedere aiuto ad un amico rappresenta non un punto di partenza, ma un punto di arrivo… spesso di una buona psicoterapia.

Lo psicologo non è una figura in competizione con quelle affettive della vita privata, ma un possibile alleato per poter trarre da queste stesse relazioni i massimi vantaggi possibili.

6) “Andare dallo psicologo e parlare non servirà a risolvere i problemi”

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