6) “Andare dallo psicologo e parlare non servirà a risolvere i problemi”

Talking cure, cioè “cura parlata”… così Anna O., la “paziente zero” di Sigmund Freud (1895), definì ai suoi albori il metodo psicoanalitico di cura delle nevrosi (la prima forma di psicoterapia moderna). Ma i pregiudizi che il padre della psicoanalisi dovette affrontare da parte del mondo scientifico della sua epoca non erano molto diversi da quelli che oggi possono influenzare una persona che pensi di andare dallo psicologo. All’epoca di Freud infatti si concepiva come curativo e scientifico solo ciò che era medico e oggettivo in senso stretto: ciò che era evidente, concreto e razionalmente dimostrabile. Freud però ebbe il grande merito di porre attenzione sul fatto che alcuni disturbi apparentemente “fisici” che affliggevano le sue pazienti – la paralisi di una mano ad esempio – non avevano affatto una base organica e non potevano in alcun modo essere curati nel senso tradizionale e “concreto” del termine. Questi disturbi erano il segnale di un malessere che originava nella mente, una mente che per di più, evidenziò Freud, era emotiva, spesso contraddittoria e irrazionale e in gran parte ignota a sé stessa… Che Freud abbia dato corso al modello psicoanalitico piuttosto che ad un qualunque altro orientamento di psicoterapia qui poco importa. Quel che è interessante, e che risulta ben esemplificato dalle storie delle sue prime pazienti, è che ciò che non può essere pensato e verbalizzato (a sé stessi come agli altri) verrà espresso in modalità indirette, concrete, sintomatiche che la persona sperimenterà come estranee a sé stessa e che potranno causarle sofferenza.

Parlare è terapeutico perché in una psicoterapia si ha modo di pensare ed elaborare i propri vissuti, padroneggiarli invece di agirli in maniera sintomatica. Il motivo per il quale vale la pena trovare “le parole per dirlo” (Cardinal, 1976) è che in questo modo ci si rende consapevoli delle proprie motivazioni ed emozioni e si diventa, così, più liberi di scegliere. Se volete saperne di più vi consiglio la lettura del bellissimo libro autobiografico di Marie Cardinal:

Infine, val la pena di segnalare che numerosi studi neuroscientifici effettuati mediante risonanza magnetica funzionale hanno dimostrato come la psicoterapia agisca sul cervello modifcandolo (Kandel, 1999; Beutel, Stark, Pan, et al., 2010), influendo ad esempio sulla “soglia” di attivazione di determinate aree cerebrali associate ad ansia, paura o depressione, in modo non molto dissimile dall’azione di un farmaco. Altri studi evidenziano come la “talking cure” impiegata nei casi di disturbo post traumatico da stress possa avere effetti riparativi anche sul DNA alterato dai traumi (Morath at al., 2014).

7) “La psicoterapia dura troppo”

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