Emozioni primarie: la psicologia dietro Inside Out

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Emozioni primarie: la psicologia dietro Inside Out

Emozioni primarie e secondarie: la psicologia dietro Inside Out

Gioia, rabbia, paura, tristezza, disgusto… Sono i personaggi del film di animazione della Pixar Inside Out! Ma anche alcune fra quelle che vengono identificate dalla Scienza come emozioni primarie. Cioè disposizioni emotive innate che fanno parte del nostro corredo fisiologico e comportamentale fin dalla nascita. Niente da fare dunque: delle emozioni non si può proprio fare a meno, converrà trovare il modo semmai di “addomesticarle”…!

La scienza dietro Inside Out

Talvolta gli stati emotivi possono sembrare difficili da gestire, dilaganti, mentalmente “ingombranti”! In realtà le emozioni, se opportunamente gestite, rappresentano segnali fondamentali per la nostra sopravvivenza .

Può darsi che più di una volta abbiamo desiderato sbarazzarcene, metterle a tacere, eppure non potremmo attendere efficacemente ai nostri compiti di esseri umani attingendo alla sola ragione. Le emozioni rappresentano delle componenti altrettanto fondamentali della nostra vita psicologica! I primi studi a dimostrazione di ciò furono quelli compiuti da Charles Darwin, il “padre” della teoria dell’evoluzione, che, a  quanto pare, la sapeva lunga riguardo a cosa risultasse più utile alle specie animali per progredire nella loro vita su questo pianeta! Darwin fu l’antesignano di un filone di ricerche, proseguite da Autori successivi, oggi note come teorie evoluzioniste sulle emozioni. È proprio su tali teorie che si basa il film di Inside Out!

Le emozioni primarie e secondarie

Le teorie evoluzioniste sulle emozioni evidenziano come queste non siano scomode “interferenze” nel nostro funzionamento mentale, ma segnali con una funzione adattiva fondamentale per la nostra vita (Darwin, 1872, Plutchik 1980). Queste teorie hanno messo in luce, infatti, l’esistenza di alcune emozioni primarie, reazioni affettive innate che si riscontrerebbero tanto negli umani quanto negli animali. Ad esempio: paura, gioia, disgusto, sorpresa, rabbia, tristezza, interesse. Questo ci mostra come, noi esseri umani al pari di altri mammiferi, siamo geneticamente programmati per “emozionarci” rispetto agli eventi che ci accadono! Inoltre è da queste risposte affettive di base che si sviluppano, nella specie umana, le emozioni più complesse come vergogna, orgoglio, o senso di colpa. Queste ultime vengono acquisite con lo sviluppo, sono legate ad un certo grado di introspezione ed esclusive della specie umana (Lewis, 2001).

Cani gatti e & co.: viviamo le stesse emozioni?

Le emozioni primarie, che troviamo personificate nei protagonisti di Inside Out, sono dunque reazioni innate, funzionali alla sopravvivenza, mediante le quali esprimiamo reazioni istintive e immediate di avvicinamento (FELICITÀ, RABBIA) o  allontanamento da un oggetto (TRISTEZZA, PAURA O DISGUSTO).

Esse rappresentano un risultato della nostra storia evolutiva che condividiamo anche con animali più semplici. Pensate ad esempio al vostro cane o al vostro gatto: manifestano gioia al vostro rientro a casa, disgusto per un cibo a loro sgradito o, ancora, rabbia se li si avvicina in modo inopportuno!

Inside Out: Gioia e Tristezza

La storia narrata da Inside Out sostiene il vero dunque quando mostra che tutte le tonalità emotive, anche quelle più sgradite, sono utili allo sviluppo e al benessere psicologico. All’inizio del film Gioia la fa da padrona tingendo della sua energia e del suo ottimismo tutte le vicende infantili di Riley, la piccola protagonista. Eppure la sola gioia non basta… Questo vorrebbe dire negare, con una sorta di “ottimismo ingenuo”, le difficoltà e i cambiamenti che inevitabilmente ogni età della vita propone. Per Riley si tratta di lasciarsi alle spalle i giochi e le fantasie dell’infanzia ed entrare in quello della preadolescenza.

Occorre Tristezza per affrontare la… tristezza!

Troviamo un esempio di quanto detto fin ora in una scena del film. Bing Bong, l’amico immaginario che Riley ha ideato nella sua infanzia, scopre di essere stato messo da parte in favore di fantasie più prettamente “adolescenziali”. Gioia, nonostante la sua inesauribile energia, non riesce a distrarlo né a fargli tornare il sorriso. Sarà Tristezza a confortarlo empatizzando con il suo stato d’animo. Come?… Rievocando con lui i momenti felici trascorsi con Riley e aiutandolo a esprimere il suo senso di abbandono piangendo… tutte le caramelle che ha in corpo!… Eh sì perché Bing Bing è un buffo elefante rosa, con la coda da Procione e quando diventa triste dai suoi occhi sgorgano caramelle non lacrime convenzionali! Solo così Bing Bong sarà in grado di elaborare la perdita, accettare di far parte ormai del passato della sua giovane amica e rimettersi in moto nel proseguo dell’avventura che il film ci propone.

Elaborare le emozioni per poterle gestire

Quando perdiamo qualcosa o qualcuno abbiamo bisogno, come Bing Bong, di “sentirci” tristi, di vivere il vissuto di perdita per poterlo elaborare, solo così potremo realmente, ma consapevolmente, ritrovare il sorriso!

 

Immagine | BagoGames

Riferimenti bibliografici:

Darwin C, L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali, 1872, Trad it. Torino, Boringhieri, 1972.

Lewis, Il sé a nudo: alle origini della vergogna, Giungi, 2001.

Plutchik, R. (1980). A general psychoevolutionary theory of emotion. In R. Plutchik, & H. Kellerman (Eds.), Emotion: Theory, Research, and Experience (pp. 3-33). New York: Academic Press.

Serra C., Il posto dove parlano gli occhi, Giuffrè, Milano, 2002.

By |2017-05-22T17:43:17+00:00Maggio 22nd, 2017|emozioni, psicologia, Uncategorized|0 Comments

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