Enuresi notturna: S.O.S. Pipì a letto!

Quello della pipì a letto è un problema che affligge molti bambini insieme, naturalmente, ai loro genitori. Non è sempre facile comprendere le cause dell’enuresi notturna e distinguere se si tratta di un problema organico, un disagio psicologico passeggero o un problema più profondo.

L’enuresi (questo il termine scientifico per indicare l’emissione completa e incontrollata di urina dopo l’età fisiologica del controllo dei 5 anni) è una sintomatologia che può derivare sia da un problema di natura fisico-organica (ridotto volume della vescica, disregolazione nella secrezione di ormone antidiuretico eccetera) che essere – ed è questa la maggioranza dei casi – un problema di origine psicologica.

Si definisce:

  • “primaria”, se il bambino entro i 5 anni (DSM V, APA, 2013) non ha raggiunto un completo controllo vescicale
  • “secondaria” quando insorge dopo che il controllo si era instaurato all’età prevista e mantenuto per un periodo.

Possibili cause organiche, associate ad enuresi sia diurna che notturna, possono essere facilmente accertate od escluse mediante appropriati controlli medici. L’enuresi psicogena è invece prevalentemente notturna. Questi bambini iniziano a fare la pipì a letto spesso in associazione con eventi di vita stressanti (la nascita di un fratellino, il cambio di casa, il divorzio dei genitori eccetera) esprimendo disagi e tensioni psicologiche che non riescono a esprimere a parole e che si manifestano al momento del sonno mediante un canale corporeo.

Se la pipì a letto segnala un problema emotivo

Quando l’enuresi ha cause psicologiche, la pipì a letto è un segnale con il quale il bambino richiama su di sé le cure e le attenzioni dei genitori perché qualcosa nel suo rapporto con loro o nell’ambiente lo fa sentire insicuro e gli impedisce di manifestare più adeguatamente le proprie ansie e paure.

In questi casi, con la pipì a letto, il bambino mette in atto una condotta con la quale “regredisce” a epoche precedenti del suo sviluppo richiamando su di sé le cure che i genitori gli dispensavano all’epoca dei cambi del pannolino. Tale messaggio assume tuttavia significati del tutto peculiari a seconda delle caratteristiche dell’ambiente familiare. Può ad esempio essere una modalità con cui il bambino richiede cure e attenzioni perché ha effettivamente bisogno di maggiori conferme per non sentirsi trascurato (pensiamo ad esempio alla nascita di un fratellino o ad un lutto come quello della perdita di un nonno). In altre circostanze tali problemi si riscontrano in bambini che “di giorno” risultano fin troppo responsabilizzati ed autonomi per la loro età e che con l’enuresi notturna in un certo senso ristabiliscono i ruoli poiché in questo modo i genitori sono chiamati a “contenere” (attraverso il piano materiale della pipì) tutto il loro bisogno di conforto e sicurezza.

Educazione all’uso del vasino

Un’altra circostanza molto delicata in relazione alla possibile insorgenza dell’enuresi è quella del periodo in cui il bambino viene educato ad usare il vasino e quindi a regolare e gestire l’impulso ad urinare.

Non sempre un genitore ha la capacità, in questa fase anche per lui nuova ed incerta, di sintonizzarsi sui tempi del bambino e di adeguarvisi. Può accadere che si interpretino alcuni suoi comportamenti come segnali che egli è finalmente “pronto” mentre invece potrebbe trattarsi semplicemente di una curiosità o di un interesse passeggero nei confronti del vasino; ad ogni modo è comunque improbabile che un bambino possa essere realmente pronto ad assumere tale controllo prima dei due anni di età. A questo proposito, oltre all’età e alla maturazione fisica, altri possono essere gli indicatori importanti (Brazelton, 2003) fra cui il fatto che egli cominci ad espletare le sue funzioni corporali più regolarmente e diventi consapevole di ciò che accade al proprio corpo manifestando anche desiderio di usare il vasino per imitare il comportamento di “grandi”. In tal modo egli potrà assegnare al controllo sfinterico un valore positivo per sé stesso e la sua autonomia e sarà in grado quindi di partecipare attivamente a questi cambiamenti. Se, al contrario, l’educazione al vasino viene imposta prematuramente o come imposizione a cui ubbidire, il bambino non potrà che subirla passivamente rifiutandola in blocco o accondiscendendo per compiacere i genitori, salvo magari poi “regredire” in futuro.

Infatti, se il genitore trasmette un investimento e un’ansia molto forti riguardo all’uso del vasino o all’eventualità che il bambino possa incorrere in alcuni “incidenti” di percorso e bagnarsi, c’è il rischio che egli continui a sentirsi molto insicuro e blocchi questa ulteriore acquisizione verso la sua autonomia. Alcune delle conseguenze dell’enuresi notturna potranno essere, in effetti, proprio quelle di trattenerlo dal partecipare serenamente a gite o vacanze che comportino il trascorrere la notte lontano da casa impedendogli così di allontanarsi dai genitori.

Contro la pipì a letto non servono premi o punizioni

In ogni caso non possono esistere soluzioni precostituite, con la pipì a letto ogni bambino esprime un disagio suo peculiare i cui significati vanno ricercati dai genitori entro la specifica relazione che hanno instaurato col proprio figlio.

Ciò che, in linea generale, è comunque importante è che la si interpreti come un segnale di disagio e una richiesta di aiuto da parte del bambino: non si tratta né di un comportamento intenzionale, né di un “dispetto” o di una mancanza di volontà da parte sua. Non è di aiuto impartire punizioni se il bambino fa pipì il letto né premi quando ciò non accade perché questo non farebbe altro che mortificare ulteriormente il bambino che per questo problema prova già profonda vergogna.

Soltanto provando a comprendere cosa il bambino sta comunicando con la pipì a letto ed empatizzando con i suoi vissuti di frustrazione e imbarazzo si potrà creare la base per ottenere da lui un’attiva collaborazione all’adozione di possibili strategie per affrontare e risolvere gradualmente il problema:

  • spiegare al bambino (in modo appropriato all’età) le cause di quello che gli sta accadendo salvaguardando la sua autostima;
  • limitare il consumo di liquidi prima dell’ora di andare a dormire e assicurarsi che abbia svuotato al vescica prima i coricarsi (è importante che il bambino si senta coinvolto e collabori con l’adulto nell’adozione di queste strategie che non devono essere imposte rigidamente come una punizione);
  • a volte può essere utile impostare una sveglia a metà della notte per aiutare il bambino ad andare in bagno;
  • evitare, per quanto possibile, da parte dei genitori di essere in ansia per la pipì a letto: il rischio è che la loro preoccupazione/impazienza contagi il bambino aggravando, invece di risolverla, la tensione emotiva che lo porta a bagnare il letto.

Risolvere l’enuresi notturna

L’enuresi notturna tende generalmente a scomparire nella seconda infanzia, qualora permanga oltre i 6-7 anni, potrebbe essere utile richiedere un consulto psicologico per esplorare se vi siano problematiche più complesse che la sostengono.

L’enuresi è un problema fastidioso che alimenta vergogna e imbarazzo nel bambino e spesso ansia e intolleranza nei genitori che possono facilmente interpretare questo problema come “prova” di una loro incompetenza/mancanza educativa (la stessa cosa può avvenire con i capricci del bambino). Niente di tutto questo: è bene che gli adulti cerchino di non interpretare la pipì a letto come segnale riferito a loro stessi, ma come indicazione di qualcosa che sta accadendo al loro bambino. Per quanto difficile possa essere, per risolvere l’enuresi è fondamentale che bambino e genitori sentano di essere tutti dalla stessa parte senza colpevolizzazioni, sensi di colpa o punizioni né per l’uno né per gli altri.

Bibliografia

American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. 5th Edition (DSM-V), APA Publishing, Arlington, VA (USA) 2013, ed. ita., Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.

Brazelton B.T. (2003). Il bambino da 0 a 3 anni. Milano, Rizzoli: