Essere padre oggi: un ruolo da scoprire

Ci avevano insegnato che, se la madre era la figura a cui erano affidate l’accudimento e il sostegno emotivo dei figli, quella del padre garantiva sostegno materiale, incarnava le regole ed esercitava l’autorità; ma oggi, che i ruoli fra uomo e donna tendono decisamente più alla parità, quali peculiarità contraddistinguono la funzione paterna?

Il ruolo del padre, rispetto a quello della madre, risulta essere maggiormente influenzato dal momento storico e dal contesto culturale e sociale. La relazione madre-bambino è più stabile e biologicamente determinata, mentre la relazione padre-bambino si trasforma in risposta ai cambiamenti sociali e alla modificazione delle strutture familiari. In conseguenza di questo, se nel passato il ruolo del padre era fin troppo definito e dato a priori, adesso sembrano mancare dei riferimenti affidabili per identificarne peculiarità e funzioni. Chi sono quindi i padri oggi?

L’archetipo del padre autoritario

Dicono gli psicoanalisti che ognuno di noi avrebbe nel proprio immaginario un “complesso paterno”, ovvero una rappresentazione idealizzata della figura del padre costruita sia sulla figura del padre reale – quello che abbiamo conosciuto in carne ed ossa – sia sull’immagine che di lui – e del maschile in generale – la madre trasmetterebbe al figlio attraverso racconti, emozioni, commenti eccetera.

Che si abbia a che fare con un padre attivo e partecipe nella propria vita o con un padre “assente”, dunque, ognuno di noi avrebbe un’innata esigenza interiore di rapportarsi ad una figura che ricopra tale ruolo e ne assolva le funzioni. Ma in che modo oggi accade questo?

Un tempo vigeva il mito del “padre padrone” che prendeva poca parte all’infanzia dei bambini limitandosi essenzialmente ad impartire loro regole e disciplina. Una raffigurazione archetipica di questo modello  di padre autoritario – presente trasversalmente in tutte le società umane – è quella di Zeus che, come re dell’Olimpo, è raffigurato nella mitologia greca come padre e sovrano di tutti gli dei e degli uomini. Era stratega e uomo di potere (aveva conquistato il suo regno combattendo e vincendo contro il suo stesso padre), padre di molti figli (sia legittimi che non) e raffigurato, nelle vicende che lo riguardano, come padre protettivo, ma anche autoritario, collerico e distruttivo se la sua autorità veniva messa in discussione (Bolen, 1989).

Anche le religioni monoteiste hanno contribuito a diffondere a livello culturale un’idea di padre dotato di perfezione, onnipotenza e onniscienza. Questo Dio-Padre nell’epoca medievale va a fondersi con l’autorità e la legge dello Stato (i monarchi ricevevano il potere direttamente da Dio): un esempio è la figura di Carlo Magno, incoronato la notte di Natale direttamente dal Papa.

Un mondo individualista senza padri e senza leggi?

L’autorità indiscussa della figura del Padre – inteso come capofamiglia, Stato-sovrano e Dio Padre – viene messa in forte crisi a partire dai primi decenni del ‘900: la prima guerra mondiale aveva lasciato il mondo in una precarietà economica e sociale cui gli stati non riuscivano a far fronte; l’avvento successivo dei regimi totalitari mostrò tutta la follia distruttiva insita in una deriva dell’esercizio del potere autoritario; infine con le contestazioni giovanili di ‘68 si concretizzò definitivamente, a livello culturale e sociale, quella che è stata definita l’ “evaporazione del padre” (Lacan, 1969), almeno del padre-padrone come lo si era fino ad allora conosciuto (Recalcati, 2011).

Famiglia, Stato e Chiesa, istituzioni fondanti l’autorità della società patriarcale tradizionale vennero spogliati del loro valore simbolico, messi da parte rivendicando spazio per l’esercizio della libertà individuale. Come è stato osservato da molti (Lacan, 1969; Pasolini; Recalcati, 2016; 2011; 2006), il ’68, pur rivendicando riconoscimenti e diritti civili inalienabili e muovendo il mondo occidentale verso una modernizzazione dei costumi assolutamente necessaria, ha lasciato alle sue spalle un importante “vuoto”. Al posto dei “vecchi” padri – entro la famiglia e nella società civile – non ne sono stati affiancati di nuovi: il modello, certamente desueto e parziale, del padre autoritario non è stato sostituito da un modello diverso, alternativo, ma è stato semplicemente contestato, eliminato, messo da parte.

Questo accento sull’individualismo a discapito della dimensione istituzionale; da un lato, come osserva Recalcati (2016; 2011; 2006), ha aperto le porte all’instaurarsi della società capitalistica come oggi la conosciamo: un consumismo sfrenato che pone il soddisfacimento del desiderio al primo posto senza leggi/limiti di alcun tipo. È quella che Bauman (2000) ha definito “società liquida” dove ognuno è alla mercè di sé stesso senza riferimenti normativi, culturali o istituzionali.

Dall’altro ha lasciato aperto un altro importante interrogativo: chi sono i padri oggi? Che funzioni assumono ora che non possono più scontatamente identificarsi con i padri autoritari del passato? Se il padre non rappresenta più né lo Stato, né il potere normativo, qual è la peculiarità della sua funzione?

Perché se il padre non ha più un mandato univoco dalla società sembra dover trovare dentro di sé nuovi significati.

Il padre e esperienza “vitale” del limite

La trasformazione – avvenuta negli ultimi decenni – dei ruoli genitoriali, del rapporto fra i generi e dell’investimento di entrambi al mondo lavorativo e familiare, ha finito – almeno in apparenza – per connotare di maggiore interscambiabilità i ruoli materno e paterno.

Sempre più spesso si tratta di un padre coinvolto sul piano affettivo che partecipa all’accudimento del bimbo fin dai suoi primissimi giorni di vita allattandolo, cambiandolo, cullandolo e ponendosi, anch’egli, fin da subito, come figura di attaccamento. Questo però non lo pone in assimilazione/sostituzione con la madre, men che mai lo configura tout court come “mammo”.

Il padre è per definizione, rispetto al bambino, una figura “esterna”: egli inizialmente conosce il bambino solo tramite la madre; può fare solo un’esperienza mediata e indiretta della gestazione mediante una sensorialità visiva, uditiva, tattile imprescindibile dalla presenza della madre in attesa.

Il padre è fin dall’inizio un oggetto esterno in un rapporto indiretto col bambino, un rapporto che non è immediato-percettivo, ma simbolico.

È per questo che è fin dall’inizio orientato a svolgere la sua funzione “dall’esterno”: come protettore/garante della simbiosi madre-bambino prima;  come stimolo per la spinta alla separazione-individuazione poi (Winnicott, 1965).

Il padre rappresenta quindi fin dall’inizio un “altro”, distinto e separato dal Sé del bambino. In tal senso il padre – o chi ne svolge le funzioni – è colui che per primo favorisce nel figlio l’autonomia e l’esplorazione. E rappresenta al tempo stesso le norme, regole, valori sociali che insegnano al bambino a muoversi nella realtà.

È in tal senso che la funzione paterna è chiamata a confrontare il figlio con l’esperienza del limite (Recalcati, 2011): mai come nell’attuale società liquido-moderna, è vitale per un figlio fare esperienza di un padre che possa dire “no”. Un “no” – e quindi un limite – inteso non come frustrazione del desiderio individuale (come accadeva al padre autoritario), ma come condizione per la sua possibilità di espressione. Sì perché il desiderio, sapere cosa si vuole (e chi si vuole essere), può manifestarsi solo facendo esperienza del limite, di una mancanza.

Se si può essere tutto, avere tutto, fare tutto, il rischio è quello di non essere niente. L’identità individuale necessita, per potersi definire in modo autonomo, di interiorizzare i limiti posti dall’esterno (coscienza morale, valori, norme, ideali), solo così si sarà in grado di venire a patti con la realtà (e con i limiti che essa impone), di potersi confrontare con perdite, delusioni, fallimenti preservando uno stabile senso di identità e di autostima e individuando alternative.

Il “no” che il padre, nell’esercizio della sua funzione, pone, non mira a costringere l’individualità del figlio a ricalcare le orme di un modello precostituito. Ma, al contrario, dovrebbe avere l’obiettivo di porre le condizioni per far fiorire e sviluppare la sua individualità autonoma.

Si narra che George Gershwin fosse un grande estimatore di Ravel, il quale, cogliendo il maldestro tentativo di emulazione del suo giovane collega, gli avrebbe risposto:

“… caro George, non tenti di diventare un piccolo Ravel quando può diventare un grande Gershwin!”

 

Per saperne di più:

Jean S. Bolen J.S., Gli dei dentro l’uomo. Una nuova psicologia maschile, trad it. Astrolabio, Roma, 1994.

Ci sono molti e variegati modi di essere uomo e di essere padre. La Bolen, attraverso le figure archetipali della mitologia greca, passa in rassegna le diverse energie, i diversi modi di essere che un uomo può custodire dentro di sé, tutti preziosi e diversamente compositi nella personalità di ognuno. Un testo agevole nella lettura ma capace di restituire un’immagine del maschile più complessa, dinamica e tridimensionale di quella che stereotipalmente siamo abituati a pensare.

Massimo Recalcati, Cosa resta del Padre? La paternità nell’epoca ipermoderna, Cortina, Milano, 2011.

In che modo la figura del padre passa da quella monolitica del padre autoritario e distante a quella più sfumata e psicologicamente pregnante del padre testimone che col suo modello ispira il figlio a scoprire sé stesso? Ce ne parla Massimo Recalcati in un libro complesso e avvincente al tempo stesso che tutti, genitori e figli, dovrebbero leggere.

 

Bibliografia:

Bauman Z. (2000). Modernità liquida, trad. it., Laterza, Roma-Bari 2002

Bolen J.S. (1989). Gli dei dentro l’uomo. Una nuova psicologia maschile, trad it. Astrolabio, Roma, 1994.

Lacan J. (1969). Nota sul padre e l’universalismo, Tr. it. in La psicoanalisi, 33, 2003.

Recalcati, M. (2006). Incontrare l’assenza. Il trauma della perdita e la sua oggettivazione, Asmepa, Bentivolgio.

Recalcati, M. (2011). Cosa resta del Padre? La paternità nell’epoca ipermoderna, Cortina, Milano.

Recalcati, M. e Zuccardi Merli U. (2006). Anoressia, bulimia e obesità, Boringhieri, Torino.

Winnicott D.W. (1965). Sviluppo affettivo e ambiente, trad. it., Armando, Roma, 1970.

Immagine | skalekar1992