Nella “famiglia felice” esistono i capricci dei bambini?

Senza rendersene conto, si è spesso schiavi di miti e stereotipi culturali che vedono la famiglia felice un’ideale mix di radiosità e sorrisi dove gli affetti circolano serenamente e fra tutti regna una perfetta armonia. Ma come vanno le cose nella vita “vera” di ogni giorno?

“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” scriveva Tolstoj…

Ma cos’è il mito della famiglia felice? E perché ne siamo spesso schiavi inconsapevoli al punto di non tollerare i capricci dei bambini, i litigi e le inevitabili disarmonie del quotidiano?

Il (falso) mito della famiglia felice

Certi ideali ci precedono perché parte integrante della cultura in cui nasciamo e dei preconcetti o aspettative con cui ci apprestiamo a fare certe scelte di vita. Uno di questi è quello della “famiglia felice” che certe immagini pubblicitarie ritraggono efficacemente dalle televisioni e dalle pagine dei siti web. Una delle sue caratteristiche peculiari e forse più interessanti è l’assoluta assenza di conflittualità: nella famiglia felice tutti vanno d’accordo e non sono previsti o attesi dissensi.

Questo “mito” può influenzare soprattutto colo che hanno vissuto a loro volta un ambiente familiare disfunzionale o problematico sia “in eccesso” che “in difetto”.

Vi sono, infatti, famiglie dove la distanza nelle relazioni viene mantenuta troppo stretta, dove prevalgono rapporti esclusivi e fusionali e tutto ruota intorno all’aspettativa/pretesa che per volersi bene e far andare bene le cose non si possa dire di “no”, non si debba manifestare un dissenso, non bisogna litigare… Queste famiglie si mostrano straordinariamente resistenti al cambiamento, spesso cieche di fronte alla necessità di individuazione e svincolo dei propri membri (adulti, adolescenti e bambini) e non di rado mute riguardo ad eventi luttuosi, dolorosi e a perdite di vario tipo che, in un modo o nell’altro, richiederebbero di elaborare le emozioni dolorose e far fronte a una trasformazione degli assetti relazionali.

Quella della famiglia felice è in questi casi una sorta di facciata che inconsapevolmente tutti mantengono per non affrontare divergenze e possibili disaccordi temendo che questo potrebbe distruggere l’affetto e il legame.

Ma non sono solo coloro che sono cresciuti all’ombra del (falso) mito della famiglia felice che tendono a replicare tale ideale quando diventano genitori a loro volta. Anche le persone che hanno sofferto di disgregazioni e rotture familiari traumatiche possono avere in mente lo stesso stereotipo e ricercare, nella propria vita adulta, quei partner con cui poter costruire finalmente quella famiglia unita, stabile e ideale che non hanno avuto da bambini. Anche in questo caso però le aspettative implicite sono spesso inconsapevolmente modellate su degli stereotipi parziali e semplicistici che possono risultare dolorosamente deludenti.

Dalla famiglia ideale a quelle reali

Apparentemente, nella vita di ogni giorno, tutti sanno che la famiglia perfetta, la famiglia felice tout court, non esiste… Eppure molto spesso sono proprio queste attese irrealistiche a guidare inconsapevolmente il proprio modo di rapportarsi e di reagire come genitori nei confronti dei bambini. Pianti, capricci, litigi con i coetanei sono all’ordine del giorno perché fanno parte del loro stesso essere bambini; eppure a volte i genitori (o uno dei due) possono sentirsene sopraffatti con la sensazione di assistere impotenti ad un inarrestabile flusso di difficoltà che non sono in grado di gestire. Questo molto spesso innesca un circolo vizioso per cui il bambino risente dello stress e dell’assenza del genitore nel contenere queste sue manifestazioni “capricciose” (con le quali egli esprime piccoli e grandi tensioni che non riesce ancora ad identificare compiutamente) avviando così un escalation che amplifica e rende realmente insostenibile e fuori controllo il suo comportamento.

I capricci dei bambini non sono un fallimento dei genitori

Che cosa sta accadendo? Molto spesso il problema non è il capriccio in sé, ma come questo viene vissuto dal genitore a seconda che si trovi in un momento della giornata in cui è più o meno stanco e, soprattutto, a seconda che lo riconosca come “normale” e quindi, sì stancante, ma gestibile,  oppure che sia vissuto come una ripetuta disconferma dell’ideale armonia che, con le proprie cure, egli si aspettava di realizzare in famiglia e nel rapporto coi figli.

Alcune volte, infatti, è proprio su questo versante, quello del proprio essere genitori, che si proiettano attese irrealistiche pretendendosi educatori perfetti che, senza mai perdere le staffe, creano e mantengono per il loro figlio una famiglia felice in un ambiente “a misura di bambino” che ponga sempre i suoi bisogni e le sue necessità in primo piano rispetto a qualunque altra incombenza degli adulti.

Eppure i bambini hanno molto da apprendere anche dal fatto che, in certi momenti, possano esserci questioni più urgenti delle loro richieste senza per questo compromettere l’affetto dei genitori nei loro confronti, così come può essere altrettanto importante avere dei genitori “reali” anche nelle loro quotidiane preoccupazioni piuttosto che “perfetti” ma meno autentici.

In ogni caso, quindi, cercare di mettere da parte eventuali attese idealizzate sulla genitorialità aiuterà ad eliminare una considerevole quota di stress dalla quotidiana gestione delle fisiologiche “turbolenze” del rapporto coi bambini rendendo i genitori maggiormente in grado di ascoltare i reali bisogni dei propri figli e di sé stessi come educatori e come adulti.

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